Mitologia Attiva: il mito come esperienza e conoscenza di sé
Iside e La Voce della Dea | Circolo isiaco online presso la Torre della Dea a Roma
La Mitologia Attiva è un approccio esperienziale ai racconti mitologici: non si limita a studiarne i personaggi e i significati, ma invita a entrare in relazione con le loro immagini attraverso l’immaginazione, la meditazione e l’espressione simbolica.
Il termine non indica necessariamente una tecnica unica e codificata. Può designare pratiche diverse: un laboratorio artistico, per esempio, può esplorare il mito attraverso narrazione, movimento e improvvisazione. Nel percorso proposto dalla Torre della Dea, la Mitologia Attiva assume soprattutto la forma di una visualizzazione meditativa ispirata alla figura e ai racconti di Iside.
Dal racconto all’esperienza
Un mito non è soltanto una storia ambientata in un passato remoto. È anche una costruzione culturale che organizza immagini, valori e domande fondamentali: la nascita e la morte, la perdita e il ritrovamento, il potere, la cura, il rapporto fra l’essere umano e il divino.
Nella Mitologia Attiva il racconto diventa il punto di partenza di un’esplorazione personale. Dopo averne considerato il contesto e i principali elementi simbolici, chi partecipa è invitato a sostare su un’immagine, una scena o una figura e a osservare ciò che essa suscita: emozioni, ricordi, domande, associazioni. Il significato non viene imposto dall’esterno né ridotto a una formula valida per tutti; emerge piuttosto dal dialogo fra il racconto e l’esperienza individuale.
Questa pratica non sostituisce lo studio storico del mito. Al contrario, conoscere la provenienza di un’immagine aiuta a distinguere ciò che appartiene alle fonti antiche dalle interpretazioni contemporanee e dai significati che ciascuno vi riconosce oggi.
Il rapporto con l’immaginazione attiva
Un confronto utile è quello con l’immaginazione attiva elaborata da Carl Gustav Jung nell’ambito della psicologia analitica. In quel contesto, l’attenzione si rivolge alle immagini interiori e al loro sviluppo, senza cercare di controllarle interamente o di ridurle subito a un significato prestabilito.
La visualizzazione di Mitologia Attiva proposta nel circolo può condividere con questo approccio l’interesse per le immagini e per l’ascolto di ciò che emerge. Non coincide però automaticamente con il metodo junghiano, che nasce in un contesto psicologico specifico. Nel nostro percorso, infatti, l’immaginazione prende avvio anche da figure e racconti condivisi, e si colloca in una cornice culturale e, per chi lo desidera, devozionale.
Allo stesso modo, parlare di Iside come archetipo significa adottare una particolare chiave interpretativa, legata alla psicologia del profondo: non significa affermare che la Dea possa essere esaurita in un’unica definizione psicologica. La sua immagine può essere accostata come simbolo, figura mitologica o presenza spirituale, nel rispetto delle diverse sensibilità.
Iside e la pratica della Mitologia Attiva
Il patrimonio narrativo isiaco offre immagini particolarmente ricche per questo lavoro. Nel racconto tramandato da Plutarco, per esempio, Iside cerca Osiride dopo l’inganno e la violenza di cui egli è vittima. La sua ricerca può diventare, nella pratica contemporanea, un’occasione per interrogarsi sui temi della perdita, della perseveranza e della cura, senza pretendere che questa lettura personale coincida con l’unico significato storico del mito.
Una possibile esplorazione comincia con la lettura di un breve passo. Dopo un momento di rilassamento, il racconto viene evocato attraverso una visualizzazione: si può immaginare un luogo, osservare un gesto di Iside o soffermarsi su un simbolo. Non è necessario «vedere» immagini nitide: l’esperienza può manifestarsi anche come sensazione, parola, emozione o semplice attenzione silenziosa.
Al termine, un momento di raccoglimento permette di distinguere il racconto originario dalle associazioni personali. Una preghiera o un’offerta, per chi desidera parteciparvi, possono dare alla pratica una dimensione devozionale. Nessuna interpretazione è obbligatoria: il valore dell’esplorazione risiede nella qualità dell’ascolto, non nel raggiungimento di un’esperienza prestabilita.
Le quattro tappe della Casa di Iside
Il percorso La Voce della Dea si ispira al lavoro di M. Isidora Forrest e alla sua articolazione della Casa di Iside in quattro tappe: la Devota, la Servitrice, la Maga nella Casa della Vita e la Voce della Dea.
Queste figure orientano l’esplorazione di diverse possibilità del rapporto con Iside:
- La Devota richiama l’apertura, l’attenzione e i primi passi di una relazione personale.
- La Servitrice approfondisce l’ascolto e il significato del servizio alla Dea.
- La Maga nella Casa della Vita invita a esplorare la creatività e la pratica rituale.
- La Voce della Dea apre una riflessione sulla parola, sulla responsabilità e sul discernimento.
Nel circolo, le quattro tappe sono proposte come orientamenti di un cammino graduale, non come titoli da conseguire durante gli incontri. Possono essere avvicinate liberamente, secondo i propri tempi e la propria sensibilità.
La pratica contemporanea dialoga con l’eredità isiaca, ma non pretende di riprodurre integralmente i culti dell’antichità. La figura di Iside, infatti, è stata riletta e trasformata in contesti storici e religiosi differenti, fino alle spiritualità contemporanee.
Un incontro aperto e senza appartenenza
Il circolo è uno spazio di ricerca condivisa: non è richiesta l’adesione a un’organizzazione né viene proposta un’identificazione religiosa. Non c’è una guida spirituale, ma un facilitatore che accompagna gli incontri, nel rispetto della libertà e dell’esperienza di ciascuno.
Per informazioni: orchestes@gmail.com
