DIVALI E DIVALIA - LA LUMINARIA DELLA GRANDE DEA


LA LUMINARIA DELLA GRANDE DEA
DIVALIA  e  DIVALI
Scritto tra Dipavali 2018 e 2019

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Non può ignorarsi la singolare coincidenza che proprio due festività di origine indoeuropea - rispettivamente il Divali (Diwali) indù e il Divalia romano – condividano non solo il cadere quasi nel medesimo periodo dell’anno (in prossimità del solstizio invernale) ma anche il loro essere connesse al culto di una Dea.  
Partendo proprio da una breve e sintetica analisi etimologica della radice Div, citeremo il significato yogico del fuoco delle lampade di terracotta (tipica offerta dei templi e diffuse ovunque a Divali),  - significato occulto ormai dimenticato in occidente -  ed  osserveremo le due festività alla luce del loro cadere in un preciso momento di sandhya (giunzione) cosmica, con le implicazioni che questo comporta secondo la lettura filosofica del subcontinente, unica rimasta ad illuminarci sui significati più interiori di queste celebrazioni.
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Div  दिव् – LA RADICE DELLA LUCE
Il primo aspetto che riteniamo opportuno analizzare brevemente è quindi di tipo etimologico, data la presenza sia in Divali che in Divalia dell’importantissima radice div (दिव्). Riportiamo a tale proposito una breve riflessione singolare ed interessante, benché contestabile secondo altri autori più legati ad una prospettiva eminentemente scientifica dell’Indo-Europeo:

divali divalia dipavali diwali roma“In Indo-Europeo la consonante d significa “luce”. Tale consonante fu utilizzata nella costruzione della radice indo-europea dī, “continuo movimento (ī) di luce (d), da cui proviene il corrispondente verbo sanscrito dī, dīdyati “splendere” o “brillare”.  Nella radice div, “giorno” o “cielo”, e il suo derivato primario deva, dio, la consonante v esprime l’idea di separazione, questo perché il significato originario della radice era “provenire dalla luce”. La lettera d era il simbolo della “luce creata” da cui i cieli, il giorno e gli dèi provengono, ma non la luce del “creatore” ka, che sorge dalle acque cupe della creazione vedica con il nome di Eka, l’Uno.(…) Ci fu un tempo, nel periodo pre-Omerico, in cui si ritiene che anche i Greci vennero a conoscenza della radice d “luce”.  (…) 
In Indo-Europeo nelle radici verbali che cominciano con il gruppo dh (…)  la consonante d serve a rivelare l’origine e l’essenza di un particolare fenomeno legato alla luce, come fuoco, energia, calore, spirito, pensiero, anima, meditazione religiosa.”
(F. Rendich, “Comparative Etymological Dictionary of Classical Indo-European Languages: Indo - European Sanskrit - Greek – Latin”, p. 235)

Senza addentrarci troppo in considerazioni scientifiche, ci giova sicuramente sottolineare la presenza della radice div non solo in Divali e Divalia, ma anche la presenza della consonante d, come elemento indicante il “luminoso” nei nomi di Zeus (Djeùs, genit. Diòs), Giunone (Djùno), Diana, Dioscuri, Dioniso..

LA FESTIVITÀ DI DIVALI
Divali, o sanscrito dīpāvali, significa "serie di luci" ed è derivato dal sostantivo dīpam "luce, lampada" e "bagliore di luce". Divali è anche conosciuto come dīpotsavam "festival delle luci" ed è uno dei festival più popolari dell'Induismo, che simboleggia spiritualmente la vittoria della luce sull'oscurità. 
La sua celebrazione implica l’utilizzo di milioni di luci brillanti su tettoie, porte e finestre esterne, intorno a templi e altri edifici. I preparativi e i rituali del festival si estendono tipicamente in un periodo di quattro-cinque giorni, ma la principale celebrazione di Divali coincide con la notte più oscura della luna del mese del calendario indù lunisolare di Kartika. Prima della notte di Divali, i fedeli purificano, rinnovano e decorano gli ambienti utilizzati nella quotidianità. Nella notte della celebrazione, i devoti indossano abiti nuovi o il loro vestito migliore, accendono diyas (lampade e candele) all'interno e all'esterno della loro casa, disegnano con le polveri i tradizionali rangoli (veri e propri yantra) sui pavimenti, partecipano a rituali ed offerte (puja) familiari generalmente rivolte a Lakshmi - la dea della fertilità e della prosperità. Dopo la puja, seguono dei fuochi d'artificio e una festa di famiglia che include il consumo di mithai (dolci) e uno scambio di doni tra membri della famiglia e amici stretti. Le similitudini anche con il nostro Natale sono davvero indiscutibili.

IL SIGNIFICATO YOGICO DELL’UTILIZZO DELLE LAMPADE
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Secondo lo Skanda Purana la lampada di terracotta, con quattro stoppini, viene ritenuta di particolare buon auspicio. 
A livello simbolico si ritiene innanzitutto che i quattro stoppini sulla lampada rappresentino chaturvarga o i quattro obiettivi della vita umana: Kama, Artha, Dharma e Moksha.  Inoltre, in una lettura più profonda e connessa alla scienza alchemica indiana, il corpo umano è composto dai cinque umori presenti nella lampada stessa:  terra, acqua, aria, fuoco e etere. Le diyas di terracotta, offerte regolarmente nei larari, nei templi e largamente utilizzate durante la festività di Divali, racchiudono dunque questi principi: la lampada simboleggia la terra, l'olio rappresenta l'elemento liquido, lo stoppino rappresenta l'aria e il potere che conduce l'olio alla fiamma, il fuoco, rappresenta il calore.
Rimandiamo ad altro scritto la comunque imprescindibile analisi della potenza vibratoria dei disegni geometrici rangoli (assimilabili a dei veri e propri yantra), consuetudine popolare che costituisce l’origine dell’arte sacra indù.

LA LUMINARIA DELLA GRANDE DEA E IL CULTO DEGLI ANTENATI
Il significato religioso di Divali varia in modo regionale nell'India, a seconda della scuola filosofica indù, delle regioni, delle leggende e delle credenze.Una tradizione molto diffusa associa la festività al ritorno  del dio Rama e della sua
consorte Sita dallo Sri Lanka: per illuminare il loro cammino viene dunque accesa “un fila di luci”.  

Analizziamo invece le due tradizioni più legate ai culti matriarcali, in particolare alla celebrazione delle dee Lakshmi e Kali. La prima, consorte di Vishnu, è venerata tra gli indù come dea della ricchezza e della prosperità. In tal caso la festività inizia con il giorno in cui la dea Lakshmi nasce dallo zangolatura dell'oceano cosmico di latte compiuto da dèi e demoni; mentre la vera e propria notte di Divali contempla le nozze di Lakshmie Vishnu. La sera di Divali, le persone aprono le loro porte e le finestre per accogliere Lakshmi e mettono delle luci sui loro davanzali e sulle balaustre per invitarla; alcune luminarie vengono lasciate lungo  fiumi e torrenti. In questo giorno le madri che lavorano duramente tutto l'anno sono riconosciute come incarnazione della dea stessa, portatrici di fortuna e prosperità per la famiglia. Insieme a Lakshmi, i devoti offrono al dio Ganesha, il quale simboleggia gli inizi etici e l'inesorabile rimozione degli ostacoli.
Gli indù nella regione orientale dell'India, come l’Orissa e il Bengala occidentale, adorano la dea Kali invece di Lakshmi, chiamano il festival Kali Puja e accendendo le luminarie in memoria degli antenati. Non può non meravigliare quest’ultima consuetudine che ricorda come l’analogo culto degli antenati e memoria dei defunti si collochi, nel mondo occidentale, nel medesimo periodo, con la festa della Commemorazione dei Defunti o la pagana Samhain. Proprio nel 2019, anno in cui stimo redigendo l’ultima versione di questo breve scritto, le tre festività (indù, pagana e cristiana) coincidono.

DAL BUIO ALLA LUCE
IL SIGNIFICATO ASTROLOGICO DELLA FESTIVITÀ
Divali è dunque un "processo" di quattro o cinque giorni (a seconda delle tradizioni) che si situa a giunzione tra l’oscurità e la luce e, come la maggior parte dei festival indiani, ha una connessione astrologica con fondamentali principi vedici: segna la transizione in un nuovo anno lunare attraverso una porta "stretta" in cui i luminari Sole e Luna sono in congiunzione. Essi sono collocati nella casa della Bilancia (o Tula), simbolo di armonia e fratellanza universale. Ashwin è il mese lunare che cade tra settembre e ottobre e in esso si collocano le"due settimane oscure", dette Krishna Paksha, in cui inizia il tempo per Divali. I giorni della festività terminano il secondo giorno del mese di Kartik, che si trova in Shukla Paksha ("la quindicina luminosa"). Divali è dunque la porta stretta del nuovo anno lunare dall'Oscuro alla Luce, sito tra le due settimane “oscure” e quelle “luminose”. La natura non necessita di lampade o candele per annunciare questo spostamento. Necessitiamo di lampade poiché coloro che compresero profondamente il movimento della natura e il suo significato  ci suggerirono di accenderle, nel caso in cui avessimo perso la consapevolezza del fenomeno più grande: gli indù credono che la luce delle luci è quella che risplende costantemente nella caverna del cuore..

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